Sullo sfondo della Trieste dei giorni nostri, si muovono Stefano, Silvia
ed Elisa, le cui vite, apparentemente normali, sono in realtà inchiodate
ad un presente ossessionato dai fantasmi del passato, incapace di
tramutarsi in futuro. In questo bilico perenne tra inferno e paradiso,
Stefano e Silvia si incontrano. Da questo istante nulla è più come
prima. Entrambi iniziano a percorrere, pur barcollando, la strada verso
la luce, trascinando nel loro cammino anche Elisa. Ma la via che porta
al paradiso è irta di ostacoli, e anche il sassolino più piccolo può
causare la perdita dell’equilibrio. Lottando strenuamente per non cadere
nell’abisso, giungeranno ad un bivio e, per la prima volta, dovranno
scegliere la strada da percorrere: quella in salita, verso il paradiso,
o quella in discesa, verso l’inferno? Tra inferno e paradiso è il racconto delle vite quotidiane di tre
ventenni e del loro modo di rapportarsi al mondo che li circonda. Una
storia in cui amicizia, amore, speranza, solitudine, dolore e paura sono
un tutt’uno.
Tra inferno e paradiso è nato da
un sogno. In quel periodo stavo provando a portare a termine un
racconto. C'erano alcune idee che mi frullavano nella testa, ma non
riuscivo a trovarne nessuna che risultasse convincente. E poi ho sognato
quella che sarebbe diventata la conclusione del libro. Ho scritto Tra
inferno e paradiso a pezzi. Senza un'idea precisa della trama
complessiva. Il punto di partenza è stata la conclusione, il sogno che
avevo fatto. Ho scritto la prima voce, quella che sarebbe dovuta essere
inizialmente la sola ed unica protagonista, in 3 mesi. Quando avevo
scritto abbastanza, mi resi conto di non aver scritto nulla. Quella voce
da sola non funzionava. E avvertivo in me ancora una voce che premeva
per uscire. Ho scritto la seconda voce, quella di Stefano, in una
settimana sì e no. Stranamente, è stata la voce più facile di tutte da
scrivere. Non riesco ancora a capirne il motivo. Una voce maschile, un
carattere e una storia così lontane, se non opposte, alla mia esperienza
di vita, da non giustificare una facilità di scrittura per
immedesimazione. Quando ho finito di scrivere la voce di Stefano, il mio
romanzo aveva senz'altro più senso ai miei occhi. Avevo tolto molti
capitoli, stravolto o riscritto alcuni avvenimenti. E mi sembrava
funzionare. Però.
Però mancava ancora qualcosa. Ho scritto la terza voce, quella di Elisa, in una giornata. Questa è forse la voce meno importante dal punto di vista della trama in se stessa, per lo meno per gran parte del libro. Tuttavia, è quella che mi è stata più utile. Forse è quella in cui la voce dell'autore (la mia) traspare di più. La voce di Elisa appartiene a quel passato oscuro che Stefano non chiarisce mai. La voce di Elisa narra la storia che avevo nella testa, quando ho costruito il personaggio di Stefano.
Alla fine, per la prima volta, ero soddisfatta di ciò che avevo scritto.
E, soprattutto, era rimasto intatto.
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